Peaches

Peaches
  • Rap, Indie Rock, Electronica, Electro-Techno, Experimental Techno
  • Le brave ragazze vanno in paradiso, quelle cattive vanno dove vogliono. Basta un'occhiata fugace per [... more]

Le brave ragazze vanno in paradiso, quelle cattive vanno dove vogliono.
Basta un'occhiata fugace per capire che Peaches non appartiene alla prima categoria, ma è una con gli attributi: nata a Toronto in Canada nel 1968, ma berlinese d'adozione, abbina testi scostumati (parlano di sesso, sesso e ancora sesso) a una combinazione di beat elettronici minimalisti e rock duro da stadio.
Principessa punk, icona gay, fuori di testa, provocatrice, estrema, porno strega, maschiaccio, pessimo elemento, chiamatela come vi pare. Di sicuro Merrill Nisker (questo il suo vero nome) è una che sa il fatto suo: oltre a cantare, è una polistrumentista, produce i suoi dischi e ha abbastanza orecchio per scegliere sempre il beat giusto.
Dopo aver bazzicato la scena indie canadese e pubblicato un album sperimentale, "Fancypants Hoodlum" (1995), con il suo nome di battesimo, si trasferisce a Berlino e strappa un contratto con la label Kitty-Yo. Nel 2000 arriva il disco d'esordio con il monicker Peaches: pur spaziando tra più generi musicali (electroclash, rock, techno, hip hop), "The Teaches Of Peaches" diventa subito un piccolo classico, anche se la sua fama si propaga più col passaparola che attraverso le radio e il circuito mainstream, poco incline a trasmettere brani squassanti come "Fuck The Pain Away".
L'elenco dei suoi ammiratori comprende star del calibro di Michael Stipe, Marilyn Manson e Boy George, ma ad accrescere la credibilità del personaggio contribuiscono le sfrenate performance live (Peaches viene chiamata ad aprire i concerti di molte star: Björk, Queens Of The Stone Age, Suede), spesso condite da stravaganze leggendarie come il tuffo in una piscina, completamente vestita, agli International Dance Music Awards di Miami.
Due icone del pop come Pink e Britney Spears se la litigano per farla entrare nel loro disco (la spunta Pink che le strappa una intro rap per la canzone "Oh My God") e la stessa iguana del rock (Iggy Pop, per chi non lo sapesse) ne rimane conquistato. Tanto che poi Iggy accetta di prestare la sua voce arrabbiata per "Kick It", brano del provocatorio secondo LP "Fatherfucker" (2003), che in copertina ritrae la faccia di Peaches ricoperta da una folta barba.
Mentre cavalca l'onda di un successo piuttosto clamoroso, Peaches si dedica anche ai remix (per Basement Jaxx, Yoko Ono, Le Tigre, Gibby Haynes...) e presta qualche canzone per le colonne sonore di "My Little Eye", "Lost In Translation" e "Mean Girls".
Poi, Peaches si prende una lunga pausa dai riflettori del musicbiz e scompare per un paio d'anni. Quando torna alla carica, per la prima volta - sorpresa - ha una band tutta sua e tutta al femminile, composta da Samantha Maloney delle Hole alla batteria, dalla ex chitarrista di Courtney LoveRadio Sloan e da J.D. Samson (Le Tigre) alla keytar e all'elettronica.
Nel 2006 Peaches e compagne suonano di spalla a Nine Inch Nails e Bauhaus in America, passano al Carling Weekend di Reading e di Leeds e in autunno puntano a battere in tour l'Europa intera. Nel frattempo, accompagnato dai singoli "Downtown" e "Boys Wanna Be Her", esce il nuovo LP "ImPeach My Bush", registrato a Los Angeles e impreziosito da ospiti di qualità come Beth Ditto dei The Gossip, Joan Jett, Josh Homme e Feist.